Mentre in Europa i dibattiti sulle turbine eoliche, sulle superfici destinate al fotovoltaico e le relative resistenze si fanno sempre più accesi, un discreto Paese del Sudamerica mostra come la transizione energetica possa avere successo. E questo non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto il profilo sociale.
L’Uruguay nel giro di un solo decennio ha convertito il proprio mix elettrico attingendo per circa il 98% da fonti rinnovabili. Un risultato che è stato possibile grazie a un mix di diversificazione, coraggio nel coinvolgimento e comunicazione strategica. Può l’Uruguay rappresentare un modello per l’Europa?
Un piano, un obiettivo e una forte personalità
Quando nel 2008 il fisico Ramón Méndez Galain divenne Commissario per l’Energia senza avere alcuna precedente esperienza politica, l’Uruguay era afflitto da carenze elettriche, dipendenza dalle importazioni fossili e mancanza di prospettive. Invece di concentrarsi su misure a breve termine, Méndez Galain sviluppò un piano di trasformazione globale aperto alla tecnologia, inserito nel tessuto sociale ed economicamente sostenibile. Nel farlo si trovò di fronte ad alcune sfide, come spiega in un podcast del Kleinman Center for Energy Policy: “Transizione energetica non vuol dire solo immettere energia eolica e solare nella rete. Sono necessari molti cambiamenti nella pianificazione del sistema e nel suo funzionamento. Abbiamo dovuto sviluppare un nuovo modello di mercato, perché le energie rinnovabili rappresentano un modello completamente diverso da quello abituale nel settore energetico”.

Sotto la sua guida è stato elaborato un consenso energetico nazionale, sostenuto congiuntamente dal governo, dall’opposizione, dall’economia e dalla società civile. Questa coesione è stata decisiva per il successo ed è stata resa possibile da Méndez Galain grazie a lungimiranza, forza di persuasione e una comunicazione efficace. È stato capace di trasmettere una visione, traducendo contenuti complessi in messaggi comprensibili.
La comunicazione come principale strumento di leadership
Per Méndez Galain la comunicazione non era un prodotto di accompagnamento della pianificazione tecnica, ma un elemento centrale della gestione. Invece di mettere al centro astratti obiettivi climatici, parlava di sicurezza degli approvvigionamenti, di benefici economici e dell’orgoglio di un Paese che doveva reggersi sulle proprie gambe. Con il marchio “Uruguay natural”, ha collegato la politica energetica al turismo, all’export e all’autoconsapevolezza nazionale. In questo modo è nata in tutto il Paese un’identificazione con la trasformazione.
Persino quando nel 2022, a causa di una grave siccità, è stato necessario riattivare temporaneamente le centrali fossili, la comunicazione è rimasta chiara e aperta. Il governo e i fornitori di energia hanno informato onestamente sulle emissioni e sui costi aggiuntivi. L’accettazione nella popolazione è rimasta intatta.
La differenziazione tecnologica vince
Un altro segreto del successo dell’Uruguay è stato il mix consapevole di diverse fonti di energia rinnovabile: oggi energia eolica, idroelettrica, fotovoltaica e biomasse contribuiscono insieme all’approvvigionamento. Questa differenziazione aumenta la resilienza, riduce i rischi in caso di eventi meteorologici estremi e crea margini per l’esportazione di elettricità e nuove tecnologie come l’idrogeno verde. L’indipendenza del Paese è inoltre cresciuta, rivela Méndez Galain nel podcast: “In quanto economia minore, dipendiamo molto di più da ciò che accade nel mondo. Attraverso la nostra trasformazione nella produzione di energia, diventiamo però più indipendenti. E questo è molto importante su molti fronti”.

Partecipazione a tutti i livelli
Anche la popolazione è stata coinvolta: al parco eolico Los Valentines centinaia di famiglie hanno partecipato finanziariamente, il progetto è stato realizzato senza ricorsi e addirittura più velocemente del previsto. La partecipazione finanziaria, però, non è mai stata fine a se stessa ma parte di una promessa più grande: questa transizione energetica appartiene a tutti. I fondi comunitari permettono anche alle persone con redditi bassi di partecipare al successo. Allo stesso tempo i fornitori di energia pubblicano in tempo reale la composizione del mix elettrico in quel preciso momento; questi dati appaiono quotidianamente nei notiziari e rendono il cambiamento visibile e tangibile.
Cosa può imparare l’Europa?
Franz Angerer, direttore dell’Agenzia Austriaca per l’Energia, ritiene che una trasformazione efficiente di questo tipo sia fondamentalmente possibile anche in Austria è Europa. Tuttavia, osserva: “L’Uruguay è grande il doppio e ha solo 3,5 milioni di abitanti, il consumo di elettricità è nell’ordine di circa il 20% rispetto a quello austriaco”.
L’esperienza dell’Uruguay dimostra poi che una trasformazione di successo non si ottiene solo con la tecnica. Un piano chiaro a lungo termine crea orientamento; la comunicazione deve iniziare presto ed essere comprensibile. La differenziazione delle tecnologie rinnovabili aumenta la sicurezza dell’approvvigionamento. E, soprattutto, nasce una reale accettazione se le persone riescono a identificarsi con il cambiamento.
Di seguito il link al podcast con Ramón Méndez Galain: https://kleinmanenergy.upenn.edu/commentary/podcast/how-uruguay-went-almost-completely-fossil-fuel-free/