In Danimarca si sta studiando un modello di partecipazione in cui l’opposizione ai progetti infrastrutturali non viene più contrastata, ma è considerata il punto di partenza per un coinvolgimento efficace della popolazione. Abbiamo esaminato più da vicino il progetto DART e i suoi metodi.
Il problema è ben noto: anche in Danimarca, tra il 10 e il 15% di tutti i progetti previsti nel settore delle energie rinnovabili falliscono o subiscono ritardi a causa dell’opposizione della popolazione locale. Questo fenomeno è fonte di preoccupazione anche in Austria, sia per chi intende realizzare i propri progetti sia a livello comunale.
All’Università di Copenaghen è in corso dal 2023 un progetto di ricerca che esplora nuove forme di partecipazione: DART o, nella versione completa, “The Danish Model for Citizen Engagement in the Renewable Energy Transition”. Il progetto è durato tre anni, fino ad aprile 2026; la relazione finale non è ancora stata pubblicata ed è prevista per l’autunno.
Il progetto DART è guidato dal socio-antropologo Simon Westergaard Lex. La sua tesi iniziale è che, quando i residenti si mobilitano contro un progetto energetico, si tratta di un sintomo. “I cittadini possono giustamente sentirsi ignorati se le autorità e le aziende non li coinvolgono nel dialogo prima della realizzazione di grandi impianti”, afferma Lex.
Ricerca sul campo, consigli dei cittadini, feedback: ecco come funziona il DART
Il processo DART può essere suddiviso in tre fasi che si susseguono una dopo l’altra:
Fase 1: la ricerca sul campo come strumento diagnostico.
All’inizio c’è stato il lavoro degli antropologi. Per mesi residenti, comitati di cittadini, urbanisti comunali, autorità e promotori di progetti sono stati intervistati e osservati. L’obiettivo non era quello di raccogliere opinioni, ma di individuare i punti di tensione: quali conflitti covano da anni? Chi diffida di chi e perché? Quali esperienze storiche legate ai grandi progetti influenzano il clima generale?
Fase 2: il consiglio dei cittadini come piattaforma di negoziazione.
Il consiglio dei cittadini si è basato su questa tesi. Un gruppo selezionato a caso, il più rappresentativo possibile e composto da circa 30-60 persone, si è riunito nel corso di diversi fine settimana. I partecipanti hanno ascoltato e intervistato esperti, hanno esaminato il materiale fornito, hanno discusso in piccoli gruppi e hanno poi formulato raccomandazioni concrete. Gli argomenti delle consultazioni sono stati individuati sulla base della precedente ricerca sul campo.
Fase 3: proposte e feedback.
Le proposte del consiglio dei cittadini sono state trasmesse alle autorità e ai promotori dei progetti, corredate delle relative motivazioni. Era previsto l’obbligo vincolante di fornire un riscontro: quali proposte sono state accolte, quali no e con quale motivazione? I cittadini hanno così potuto sapere che fine aveva fatto il loro contributo.
Il modello è stato testato nell’ambito di tre grandi progetti concreti. Ad esempio a Esbjerg, sulla costa del Mare del Nord, dove con Høst PtX sta sorgendo uno dei primi impianti Power-to-X su scala gigawatt. Copenhagen Infrastructure Partners sta investendo in questo progetto oltre due miliardi di euro per produrre idrogeno verde a partire dall’energia eolica e solare, che verrà poi esportato in Germania tramite gasdotto.

A differenza di molti modelli di partecipazione e informazione comunemente utilizzati, il DART pone la fase di sviluppo al centro del processo di partecipazione. In questo caso limitarsi a fornire informazioni su un progetto di impianto già pronto, comprese le ubicazioni, o sottoporlo a votazione non è un’opzione praticabile.
La resistenza come risorsa: una diversa concezione dell’accettazione
Ciò che colpisce del DART è anche una nuova interpretazione del concetto di resistenza. Di solito la protesta locale è considerata un ostacolo: un progetto già approvato deve essere portato avanti nonostante il dissenso. Lex e i suoi colleghi hanno una prospettiva diversa: la resistenza, in questo caso, non è un punto debole, ma una risorsa. Chi protesta fornisce quelle informazioni che altrimenti dovrebbero essere raccolte con grande dispendio di tempo: dove c’è bisogno di negoziare? Quali valori vengono violati? Ci sono questioni irrisolte relative alla distribuzione o esperienze storiche?
In un intervento a un convegno del 2024, Lex e il suo collega Viktor Weber hanno anche sostenuto che la resistenza stessa è una forma di partecipazione civica. E precisamente quella che rimane quando a chi oppone resistenza vengono preclusi tutti gli altri canali. Per la pratica comunicativa ciò significa che la resistenza spesso non è il contrario dell’accettazione, ma piuttosto la sua fase preliminare.
Il DART si discosta quindi dalla dottrina tradizionale basata sull’ottenimento del consenso e introduce una visione nuova e diversa: la transizione energetica non è qualcosa che deve essere spiegata ai cittadini o addirittura imposta. Deve nascere, essere compresa, sostenuta e attuata insieme.
Informazioni sul progetto DART
Maggiori informazioni sul progetto DART
https://anthropology.ku.dk/research/research-projects/current-projects/dart/