A inizio anno si tende a volgere lo sguardo avanti e noi non facciamo eccezione. Cosa ci attenda nel prossimo futuro, e ancor più in quello più lontano, non possiamo prevederlo con certezza. Abbiamo però interpellato studi autorevoli e scrutato in diverse “sfere di cristallo” per capire come si evolveranno la comunicazione e l’intelligenza artificiale. Ecco cinque tesi che vanno per la maggiore.
1. L’attenzione al ribasso

La quantità di notizie, canali e notifiche cresce più velocemente della nostra capacità di assorbimento. Per questo stanno nascendo nuove regole sociali: non si risponde più a chiunque, non ci si aspetta più una reazione immediata e si valuta la necessità di comunicazione con maggior rigore in base alla sua reale utilità. Una buona comunicazione tende a ridurre lo sforzo dei destinatari: oggetti chiari, sintesi brevi, decisioni messe in evidenza. Chi comunica in modo ordinato ne guadagna in reputazione e riesce a far giungere a destinazione il proprio messaggio.
2. La fiducia si sposta dal sentimento alla verificabilità
Con un numero crescente di immagini, voci e testi manipolabili, la credibilità diventerà sempre meno una questione di emozione e simpatia. Saranno decisive la fonte e l’origine: da dove proviene il contenuto? Chi c’è dietro e da quali interessi è mosso? È possibile confermare la notizia? Allo stesso tempo aumenta il valore di una comunicazione coerente e affidabile. Operare in modo credibile sul lungo periodo alimenta il “conto corrente” della fiducia. In futuro, dunque, tale fiducia nascerà meno dalla messinscena e più dalla tracciabilità.
3. La rilevanza necessita di elaborazioni umane
I Large Language Models (LLM) non dovrebbero servire a formulare belle frasi, ma a classificare, sintetizzare, confrontare e creare bozze. In futuro i verbali saranno riassunti ancora più rapidamente, i concetti nasceranno in pochi secondi e i testi lunghi verranno “sfilettati” in messaggi chiave chiaramente strutturati. L’inghippo? Senza un obiettivo chiaro e senza una revisione umana nascono testi piatti, dalle affermazioni vaghe, che suonano gentili e persino competenti ma che, nella sostanza, sono spesso carenti. Conferire rilevanza a quanto scritto diventerà un lavoro redazionale per il quale serviranno persone umane esperte del tema.

4. Molti esperimenti, poca standardizzazione
I lavoratori provano spesso più preoccupazione che euforia nei confronti dell’intelligenza artificiale e, fino ad ora, utilizzano poco o per nulla l’IA nella quotidianità lavorativa. Questo ha delle conseguenze dirette sulla comunicazione: tra il “potremmo automatizzare tutto” e il “non ci fidiamo del risultato”, si sperimenta molto ma si standardizza poco. Chi comunicherà bene, in futuro, non dovrà quindi solo saper valutare i testi ma anche spiegare l’impiego dei diversi strumenti di IA, indicandone i limiti e contestualizzandone i risultati.
5. La disinformazione diventerà un prodotto industriale di massa

Le analisi sull’integrità dell’informazione mostrano che l’inganno tecnico sta diventando sempre più semplice: immagini, voci o testi realistici possono essere generati in massa e adattati alle diverse situazioni. Le indiscrezioni nascono prima che i meccanismi di verifica possano attivarsi e l’aspetto preoccupante non è tanto il singolo “artefatto” perfetto, quanto la quantità industriale di contenuti prodotti: molte varianti, molti canali, molta confusione. E molta necessità di una buona preparazione per affrontare simili scenari.
Ecco i link alle nostre “sfere di cristallo”
Zukunftsinstitut
https://www.zukunftsinstitut.de/
Pew Research Center
https://www.pewresearch.org/
Brookings
https://www.brookings.edu/