“Che Micky sia con te!” – Cosa possono imparare le aziende dai 100 anni di storytelling della Disney

Un secolo di Disney – dal 16 ottobre 1923 la multinazionale dei cartoon è sinonimo di intrattenimento per famiglie e simbolo della cultura (pop) americana. Dalla semplice storia di un topolino sul battello a vapore “Steamboat Willie” è nato un gruppo mediatico che, con Pixar, Marvel o Star Wars – tra gli altri – vive di una narrazione sfolgorante.

Chi non li conosce? L’uomo più ricco della terra nonché l’avaro Paperon de’ Paperoni, il super intelligente Topolino o il noto perdente Paperino. Personaggi che sono sempre rimasti fedeli alla loro natura e ai loro valori per decenni, eppure hanno subito una continua modernizzazione e sviluppo. Perché dopo cento anni una papera e un topolino affascinano ancora milioni di fan in tutto il mondo, tanto da generare un fatturato di oltre 80 miliardi di euro e un guadagno di 12 miliardi di euro? E ancora più importante: come riesce questa azienda a far piangere e ridere, a far riflettere e gioire i suoi clienti – siano essi bambini o adulti – e quindi a riuscire a fidelizzarli?

La parola magica è storytelling. E chi è più adatto a essere un modello di “storytelling” di un’azienda che crea racconti quotidianamente ed è diventata parte integrante della nostra storia culturale globale? In questo articolo abbiamo riassunto alcuni suggerimenti che le aziende possono imparare dalla Disney.

Castello Disney 2

1. La giusta drammaturgia conta

Nel raccontare le sue storie, Disney segue uno schema ricorrente già noto in antichità: dopo la presentazione del personaggio principale, questo viene posto di fronte a un problema che difficilmente può essere risolto. La trama si sviluppa via via che il protagonista affronta il problema e trova una soluzione adeguata; solitamente questa si trova all’interno del personaggio stesso. Alla fine il protagonista si ritrova in un ambiente nuovo e positivo: grazie alla soluzione vincente, il “lieto fine” è assicurato. Lo scopo della storia è quello di creare un legame emotivo duraturo tra i personaggi e gli spettatori o i lettori. La chiave del successo sta nel processo noto come identificazione. Ogni azienda offre una soluzione a una problematica concreta e questo è un ottimo presupposto per lo sviluppo di una storia che sia emozionante o coinvolgente. Purtroppo accade spesso che i clienti si smarriscano nel percorso che li porta dal problema alla sua risoluzione. Le aziende devono quindi riuscire a individuare il punto di “aggancio emozionale” con i loro clienti e le storie possono essere utilizzate per raggiungerlo.

Immagine di un Topolino per un post sul blog Disney

2. Parlare la lingua del proprio gruppo target

Personaggi come Topolino, Bambi, Peter Pan, Cenerentola, Nemo, Ariel, Elsa o Saetta McQueen sono diventati non solo icone della cultura pop, ma anche dei modelli di comportamento per intere generazioni di bambini e adulti. E questo grazie allo sviluppo approfondito dei personaggi, con cui Disney fa in modo che gli spettatori si identifichino e si sentano emotivamente connessi a loro.

Disney propone il giusto personaggio per ciascun gruppo target: la misteriosa regina dei ghiacci Elsa, nell’omonimo film animato, si rivolge a un pubblico molto diverso rispetto a quello del pupazzo di neve Olaf, personaggio più stravagante. A prescindere dal fatto che uno sia il protagonista e l’altro il “side kick” (o personaggio secondario/ausiliario), entrambi hanno una “fan base” altrettanto numerosa. I personaggi particolarmente amati e ben costruiti sono spesso adatti a diventare spin-off di film o serie a sé stanti, contribuendo così a sviluppare ulteriormente il marchio di base. Le aziende dovrebbero pertanto essere consapevoli che lo sforzo per l’elaborazione multidimensionale delle proprie apparenze è ben ripagato: i prodotti che raccontano storie ordinarie otterranno solo un mediocre successo di vendita. Se invece i clienti riescono a identificarsi con un marchio, un’azienda o i suoi prodotti, si pongono le fondamenta per una relazione stabile e a lungo termine.

 

3. Il racconto costante di una narrazione più ampia

Disney è riuscita a raccontare una moltitudine di storie nel corso degli anni e a connetterle tra loro in un contesto ancora più ampio. Il risultato è un unico universo popolato da molteplici personaggi e avventure. Questo vale sia per il marchio Disney stesso sia per le acquisizioni degli universi narrativi come Star Wars o Marvel. Marvel sviluppa ogni personaggio con film singoli o multipli a sé stanti; al tempo stesso questi sono, però, sempre inseriti in un contesto globale. Gli eroi della storia, gli Avengers, si occupano regolarmente di salvare l’universo; ogni singolo personaggio Marvel, come Thor, Iron Man, Capitan America o Hulk, si ritrova in questo microcosmo per affrontare il più grande avversario, Thanos, alla fine del film “Endgame”, nel 2019, dopo oltre 20 film Marvel.

La battaglia epica è stata la pellicola di maggior successo Disney, con un incasso di circa 2,8 miliardi di dollari e costi di produzione di 360 milioni di dollari. Solo le aziende che riescono a sviluppare continuamente la loro storia, a mantenere la suspense e a rispondere in maniera costante alle esigenze dei loro clienti riescono a entrare veramente in contatto con il proprio gruppo target. E non sempre lo scopo finale consiste nel salvare l’universo.
Immagine di un uomo con molti giornali per un post sul blog Disney

4. L’utilizzo creativo di diversi formati multimediali

Poco tempo dopo l’invenzione e il successo iniziale del personaggio di Topolino, Disney ha perseguito l’espansione del proprio marchio in una vasta gamma di settori. In qualità di licenziante di prodotti di merchandising, a partire dal 1930 Topolino è stato utilizzato per zaini e orologi, realizzando profitti milionari. Nel corso degli anni l’azienda ha continuato a sviluppare nuove idee per raccontare le sue storie attraverso format diversi: nel 1955 aprì in California Disneyland, il primo parco a tema, a cui ne seguirono numerosi altri a partire dal 1971, con Walt Disney World in Florida e l’Epcot Center. Finalmente si poteva incontrare Topolino, fino ad allora solo “virtuale”, andarlo a trovare a casa e mettersi in posa per una foto assieme a lui. Per gli amanti dell’alto mare, invece, era possibile salpare per una crociera con la Disney Cruise Line a partire dal 1995. I fumetti, i film e tutte le altre attività hanno portato all’azienda un elevato fatturato che Disney ha continuato a reinvestire nell’acquisizione di studi cinematografici come Lucasfilm, Pixar o Miramax, nonché di universi narrativi come Star Wars, Marvel o i Muppet. Oggi l’offerta Disney raggiunge i suoi clienti su tutti i canali mediatici, dai videogiochi ai canali di streaming fino alle offerte musicali, alle piattaforme di social media, libri, film e parchi a tema. Non tutte le aziende sono in grado di posizionarsi in maniera così ampia come Disney e di offrire i giusti contenuti. Di conseguenza la selezione mirata di formati mediatici adeguati è il prerequisito fondamentale per ottenere il successo. Ogni formato richiede una propria strategia per poter raccontare bene la stessa storia, una volta che è stata adattata in maniera corretta. Vale comunque la pena investirci: l’uso di formati diversi consente un diverso approccio ai vari gruppi target e assicura un buon livello di riconoscibilità.

Cosa possono imparare le aziende dai 100 anni di storytelling Disney

Disney ha perfezionato lo storytelling. Solamente le aziende che riescono a raccontare in maniera efficace una storia attraverso un lungo periodo temporale, a caricare emotivamente i propri prodotti o servizi e a costruire un legame emotivo con i propri clienti potranno agire e comunicare con successo. Come direbbe Walt Disney, “Se puoi sognarlo, puoi farlo“.

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